Minima teatro
Identità

Il metodo di Minima Teatro

Fare teatro è un modo per non darsi scuse. Mai.


Il nostro metodo di lavoro si basa su principi semplici e diretti, frutto di una competenza e di una pedagogia che prima di essere teatrale è umana. Risuonano nel nostro metodo gli elementi propri delle prospettive di Eugenio Barba, Grotowski, Peter Brook, arricchite da un’esperienza sulla concretezza delle azioni fisiche e sull’energia vitale che può scaturire dal senso di libertà espressiva. Il nostro lavoro non è quello di riempire l’attore di nozioni e tecniche, ma togliere tutto ciò che è superfluo per consentirgli un contatto e un incontro con se stesso e coi suoi desideri. La proposta formativa attorale che ci caratterizza mira a una continua consapevolezza dell’esterno: il partner, il mondo che ci circonda, lo spazio e il pubblico, l’incontro con l’altro. L’attore non ha bisogno di entrare dentro di sé, ma di accorgersi che esiste un mondo di possibilità fuori da lui e di incontrarle con lo sguardo meravigliato del bambino.

Il training che ci caratterizza è finalizzato al recupero di una sincerità scenica e di una presenza attiva dell’attore nel processo vitale del lavoro teatrale che gli permetta di essere presente e consapevole dell’interezza del suo essere organico, permettendosi ogni momento un’esperienza e non un atto performativo.

Pedagogia scuola di teatro

Insegniamo ai nostri allievi ad essere creativi, autonomi, sicuri di sé, lasciando che provino i loro progetti lontano dalle lezioni e trovino in esse un momento di verifica e di condivisone del proprio percorso.

Ecco perché - via via che lo studio progredisce - l’autonomia diviene un altro dei cardini del nostro insegnamento.

L’attore non deve fare quello che gli viene detto, ma solo ciò che desidera e di cui ha bisogno per vivere le relazioni.




Sincerità,
vietato recitare

“Non pensare a fare bene, pensa solo a FARE. E se sbagli, sbaglia FORTE!”
Essere sinceri significa avere il coraggio di dire ogni istante come stiamo sulla scena. Come stiamo dentro, come sta il nostro corpo, affermare con la forza del “SI” i bisogni profondi che ci animano.

Gli attori spendono più tempo a fare cose per compiacere se stessi, il pubblico e il regista che a occuparsi di ciò che desiderano davvero, dei loro bisogni espressivi e comunicativi, di cosa realmente vogliano fare e di quale sia “il loro teatro”. Il teatro non è uno.

C’è il mio e c’è il tuo. Il nostro metodo di lavoro porta ogni attore alla scoperta del proprio teatro, perché comunicare è un bisogno e lo è anche condividere il proprio mondo, il proprio essere artisti.
Insegniamo a seguire i propri istinti e i propri impulsi, quale fonte inesauribile di creatività e di vita attiva. Essere vivi non basta, è necessario sentirsi vivi, percepire la libertà che viene dal piccolo abbandono al nostro respiro e da quello più grande di esprimersi nello spazio scenico a partire da come stiamo.

Da come ci sentiamo veramente e in quel momento. Senza paura. Senza limiti.
La nostra fisicità è fatta di capriole, ruote, scivolate, salti sui muri: tutte cose che sembrano impossibili se non si è allenati. In realtà ogni giorno vediamo che chiunque può farle, perché quello che ci blocca non è il corpo, ma la paura.

Solo superando la paura ci sentiamo liberi. Liberi in primo luogo di esprimerci e di avere il coraggio di scoprire le nostre potenzialità più intime. Per fare questo, è necessario che l’attore impari a lasciarsi guardare per ciò che è, con onestà.

Libertà
“L'attore ha una voglia che supera la paura”

Profondità
e l'incontro

“Sbaglio solo
se non mi do”
Il nostro metodo focalizza l’attore sulla ricerca dell’esperienza migliore da vivere sulla scena e non sulla tecnica da utilizzare per ottenere effetti sul pubblico. L’attore non sta davanti, sta insieme. L’attore non fa una performance, deve cercare e desiderare un incontro intimo e reale con il pubblico e con il partner di scena. Il nostro metodo vive la tecnica come una conseguenza, non come un presupposto all’essere attore. “L’attore” è uno stato in cui ci si trova quando incontriamo un altro essere umano. Il training ci permette di toccare e sentire questa sincerità e questa concretezza senza alcuna mediazione, riportando questo sulla scena. Mettiamo quindi in contatto ogni attore per prima cosa con se stesso, con lo spazio e infine con il partner, il testo e il pubblico.

Tutto quanto è connesso dal respiro, da una bocca aperta che lascia entrare e uscire il mondo, che trasforma il fiato in suono e in parola attiva. Non serve studiare il diaframma per usare una voce che sia azione sonora e potente in teatro, serve lavorare sull’abbandono, che ci porta a sciogliere le tensioni e diventare cassa di risonanza del cuore.
Dicono di noi...